SAN MARCO IN LAMIS terra di antichi santuari

opera 3    

In questo affresco delineato con passione e competenza da Antonio Guida viene fuori una terra che fonda la sua nobiltà millenaria sulla fede e sulla religiosità ma anche sull’arte e sull’umanità generosa che ne hanno caratterizzato vita e lavoro. È ammirevole la capacità dell’autore di prendere in considerazione i dettagli anche minimi perché è da essi che si può ricostruire e ricomporre quello che il tempo per secoli ha sepolto nell’oblio e nell’abbandono. (Raffaele Cera)

A proposito di Antonio GUIDA e della “terra di antichi santuari”

Non molto tempo addietro mi ha telefonato Antonio Guida, cui mi lega una ventennale profonda amicizia, per dirmi di “leggere” il suo ultimo lavoro “SAN MARCO IN LAMIS, terra di antichi santuari”, volume che di lì a poco mi venne recapitato tramite il servizio postale. Come dirgli di no? Abbiamo collaborato per più anni al Notiziario di ETNOSTORIA: lui è bravo, io ciabatto con la penna. Non sono uno che scrive, bensì uno che tira fuori memorie, uno spigolatore; uno che passa dietro i mietitori, raccoglie il tralasciato, lo macina, ne fa parole.

Di Guida poeta e scrittore ho già avuto modo di dire. Ho stima di tutta la sua opera: canto sublime in poesìa, affascinante potenza espressiva nella prosa. La sua levatura si manifesta nella collaborazione a riviste di prestigio: ARCHEOLOGIA VIVA, ARTE CRISTIANA, Notiziario di ARCHEO, Opinioni Libere, Garganostudi, Universando, La Capitanata. Di ETNOSTORIA ricordo tante lunghe note di Antonio che mi hanno particolarmente intrigato: “Sacra Apuliae Veteris”, “Athyrmata”, “I Principi De Sangro e la cappella Sansevero in Napoli”, “Santa Barbara, la chiesa rodiana già commenda degli Ospitalieri”, “Storia di Arpi”, “I segreti delle … piramidette”, “Insediamenti e tute del Gargano antico”, “La difesa Paglicci nell’anno 1737”. Ma ho letto anche  “Nella scìa dei Longobardi”, “ANGELI E SANTI, DEI E SEMIDEI NELLA GROTTA DI VARANO”, “DA QUARTO AL VOLTURNO. Le presenze pugliesi tra i Mille”, “La crittografìa mistica di S. Maria di Stignano”. Mi stupisce tanto la sua capacità di leggere sigle ed epigrafi; di sviscerare segreti; di dipanare il passato da un indizio, una pietra, una pittura, una traccia sconosciuta ai più.

Raffaele Nigro, nel libro Malvarosa, parla di uno che si fa guidare dal fiuto nello scovare tombe, città sepolte. Più che la bravura, è  la capacità di annusare quanto sa di antico che lo porta alla scoperta delle testimonianze del passato ignorate per lungo tempo. Poi statue e colonne, vasi e marmi partono per decorare abitazioni e ville europee o d’oltreoceano.

Questo mi sembra Antonio Guida, statuaria figura della cultura garganica, prolifico figlio della migliore San Marco, un uomo del presente alla ricerca del passato. In ogni sua nota, in ogni suo scritto si rivela veramente minuzioso e preciso. Le sirene  incantevoli della sua terra lo appassionano. Egli indaga; approfondisce; tesaurizza dati, nomi, fatti; dissipa dubbi cogliendone il contenuto con tanta sagacia interpretativa. Ogni vexata quaestio si frantuma nell’evidenza. In ogni ricerca la Storia palpita pur se evoca atmosfere remote. Antonio sa fermare il tempo e porre in evidenza fatti altrimenti condannati all’oblìo. E’ uno storico che scava con religiosa sacralità nella necropoli dei dimenticati fatta di luci, di ombre, di suggestioni. Con amore preserva le nostre origini, le nostre radici nel valore delle quali troviamo le ragioni fondamentali di un’esistenza che fanno aspirare ad essere uomini giusti sia davanti alla Storia sia davanti ai fatti banali ed eroici dei nostri giorni.

Antonio Guida è, sul Gargano, una presenza letteraria di riconosciuto valore,  scrittore di eleganza descrittiva  che si fa leggere. Le sue opere sono le prove di un ingegno proteiforme di contenuto e di stile. E quando mi capita tra le mani un suo scritto, io so bene che egli è tornato (come dicevo all’inizio) mendico foscoliano a penetrar negli avelli e ad abbracciar le urne e interrogarle, per vincere di mille secoli il silenzio.

Exegi monumentum asere perennius” diceva Orazio ed il magister Guida ha espresso della storia garganica e sammarchese l’originalità, la singolarità  o (se vogliamo) la primogenitura, l’Idea insomma, il Fiat Lux. Contrariamente a quelle pubblicazioni che niente aggiungono né tolgono al nostro tempo salvo la capacità di aiutarci ad ammazzarlo, ogni scritto di Guida non si legge per vedere come va a finire, ma si legge nella speranza che non finisca mai.

Ad majora semper.

Giuseppe CRISTINO

oggetto: Auguri auguri auguri!

Da:Joseph Tulipani (JTusiani@nyc.rr.com) 04 nov 2014 – 20:33

A: antonio.guida1@libero.it

Caro Tonino,

che bella serata mi son perduto! Eppure ero li’ in mezzo a voi tutti a imbevermi d’orgoglio per esserti compaesano e amico. Aere perennius monumentum exegisti, cuius imago in mentibus nostris  per aeva manebit.

Un forte e grato abbraccio,

Joseph

Il nuovo libro “SAN MARCO IN LAMIS terra di antichi santuari” è disponibile, trovate i riferimenti nella pagina contatti.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in sacro, Scritti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...